SOCIAL MEDIA, TERRORISMO E PERCEZIONE DELLA SICUREZZA

rischio e pericolo nel twitter coverage del giubileo

Fin dalle epoche più antiche, la paura ha rappresentato un tratto caratterizzante dell’essere umano, poiché essa traduce la più elementare forma di insicurezza cui esso è esposto, ossia la morte. Nel corso dei secoli, tuttavia, la paura ha travalicato i confini di quel pericolo oggettivo rappresentato dalla morte per trasformarsi in una sensazione che si annida a ogni livello della vita del singolo e dei diversi gruppi sociali, e che oggi investe tanto la sfera privata dell’individuo (la malattia, la fine di un’amicizia, la perdita del lavoro, ecc.) quanto quella più tipicamente pubblica (la perdita della libertà, il mancato riconoscimento dei diritti civili o politici, ecc.).

Negli ultimi, in particolare, questa paura ha preso forma soprattutto in relazione alla minaccia terroristica, che gli ultimi attentati dell’Isis hanno certamente alimentato, contribuendo a confondere, nella percezione individuale e sociale, la dimensione oggettiva del pericolo con quella soggettiva del rischio.

La paura legata alla minaccia terroristica da una parte  e i social network come “spazio” nel quale tende oggi a formarsi un’opinione pubblica sempre più disintermediata dall’altra rappresentano la cornice teorica all’interno della quale prende forma la ricerca dei sociologi Nicola Ferrigni e Marica Spalletta, che si colloca all’interno della cornice del progetto di ricerca di interesse nazionale (PRIN) su “Media e terrorismi. L’impatto della comunicazione e delle reti digitali sull’insicurezza percepita”.

Attraverso lo studio di un caso particolarmente significativo quale il Giubileo Straordinario della Misericordia, la ricerca studia la percezione della paura legata al pericolo di attacchi terroristici in relazione a un “grande evento” quale appunto il Giubileo, dall’altra le modalità attraverso cui tale paura viene espressa e/o condivisa sulla Rete.

Dalla ricerca emerge come la Rete rappresenti oggi uno spazio in cui gli individui tendono a condividere i loro stati d’animo, e tra questi certamente anche la paura, tanto quella connessa alla percezione oggettiva di un pericolo quale il terrorismo, quanto quella derivante invece dalla percezione soggettiva di un rischio. Tuttavia, quando dalla dimensione emozionale del rischio ci si sposta sul versante razionale della percezione di un pericolo, anche la reazione cambia e le persone, piuttosto che chiedere l’annullamento del Giubileo, insistono invece per la sua conferma. A patto, ovviamente, di mettere in atto tutte le strategie necessarie per garantire la sicurezza.

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