Il reddito di cittadinanza

Raccontato dai giornali e percepito dai cittadini

 

“Reddito di cittadinanza”, “reddito minimo”, “reddito di base”, “reddito di partecipazione”, “reddito di dignità” sono espressioni ormai entrate a pieno titolo nel dibattito pubblico italiano, complice certamente il loro intrecciarsi con il grande problema dell’emergenza povertà, ma anche la loro centralità all’interno delle politiche pubbliche di welfare e una rappresentazione giornalistica che sovente, soprattutto negli ultimi anni, ha trattato questi temi. Nel loro approccio, tuttavia, i news media non sempre hanno contribuito a fare chiarezza sulla natura e sugli effetti di queste diverse tipologie di welfare state, preferendo invece – in una logica di profonda mediatizzazione tanto delle politics quanto delle policies – focalizzare l’attenzione sulle contrapposizioni politiche che prendono forma rispetto a tali misure. Così facendo, tuttavia, anche la percezione dei cittadini risulta essere marcatamente “politically oriented”, e non fondata su un’effettiva conoscenza della misura e degli effetti che una sua introduzione potrebbe avere, per esempio, sul mondo del lavoro.

La ricerca, realizzata dal sociologo Nicola Ferrigni con Marica Spalletta, si propone di studiare proprio la relazione tra questi due aspetti, ovvero da una parte la rappresentazione giornalistica del “reddito di cittadinanza” proposto dal MoVimento 5 Stelle, dall’altra la percezione dei cittadini rispetto a tale misura di welfare state.

L’analisi di due anni e mezzo di articoli di cinque diverse testate giornalistiche nazionali («Corriere della Sera», «Il Fatto Quotidiano», «Il Sole 24 Ore», «la Repubblica» e «Libero») e una survey rivolta a circa mille cittadini mostrano l’esistenza di “relazione pericolosa” tra il giornalismo, la politica e i processi di formazione dell’opinione pubblica.

Da una parte, infatti, a emergere è uno spaccato della società italiana che, nei confronti di una politica di welfare come il reddito di cittadinanza, esprime un’opinione ispirata in primis a una logica di interesse personale, per cui “non ti dico no al reddito di cittadinanza, anche se oggi non ne beneficio”, ma a condizione che il beneficiario mostri la propria riconoscenza. Nel contempo, la ricerca mostra anche una logica dell’emergenzialità tale per cui il reddito di cittadinanza viene percepito come strumento di protezione sociale (dunque, contestualizzato in una prospettiva di effetti di breve periodo) e non come strumento in grado di produrre valore sociale (dunque, riferito a una prospettiva di effetti di lungo periodo).

È proprio su questo aspetto che incide in maniera significativa ciò che i media dicono, e più ancora ciò che essi non dicono a proposito del reddito di cittadinanza. Con riferimento al primo aspetto, dalla ricerca emerge un racconto giornalistico che tende alla personalizzazione (nel senso che sembra non potersi parlare di reddito di cittadinanza senza citare il Movimento 5 Stelle) e nel contempo alla personificazione (nel senso che sembra non potersi parlare di Movimento 5 Stelle senza citare il reddito di cittadinanza). Così facendo, se da una parte si genera un evidente effetto di identificazione tra la proposta e il suo proponente, che mette al riparo il M5S dal rischio di essere privato della paternità della proposta, dall’altra il reddito di cittadinanza corre il rischio di diventare null’altro che un luogo comune lessicale, sovente menzionato ma mai realmente spiegato.

Ciò che invece i giornali non approfondiscono – e che è invece cruciale nell’ottica del processo di formazione di quell’opinione pubblica cosciente e, alla bisogna, critica che rappresenta la mission dell’informazione giornalistica in ogni democrazia – è la valutazione d’impatto derivante dalla possibile introduzione di questa misura di welfare (per esempio attraverso il confronto con quanto avviene in altri Paesi), con la conseguenza che la condivisione o meno al reddito di cittadinanza finisce per fondarsi esclusivamente su motivazioni di carattere politico e nel contempo a circoscriversi a una prospettiva emergenziale e di breve periodo.

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